Storie (s)comode

La Maison Rose

Era la settimana di Natale e le ombre della notte calavano abitudinarie sulla Maison Rose, in un piccolo paese sperduto della Provenza.
Quel giorno il freddo aveva pervaso l’ambiente con un tocco più violento del solito e le creature del bosco si erano affrettate a ripararsi nei nascondigli più reconditi.
Il terrazzo più alto della Maison Rose era illuminato da una luce calda e fioca e se si guardava con attenzione si poteva scorgere una figura alta e imponente che camminava su e giù per la stanza con passo agitato.
Sir Alfred sembrava non trovare pace, dormire gli era impossibile con quegli ondeggiamenti repentini della mente.
Si accese il sigaro e mise su un vinile di Elvis Presley per deliziare le orecchie e sgomberare i pensieri.
Stava organizzando quello che secondo lui sarebbe stato il rendez-vous più formidabile della sua vita e aveva deciso che sarebbe avvenuto proprio lì a casa sua, allo Chemin du pont rouge 99.
Aveva invitato cinque personalità eclettiche provenienti dalle più svariate parti del mondo e aveva offerto loro un soggiorno di quattro giorni.
Sir Alfred viveva per il suo lavoro e fare il collezionista d’arte gli aveva permesso di viaggiare in lungo e in largo per tutti i continenti e di conoscere gente di qualsiasi estrazione sociale.
Ciò che aveva sempre colpito il mecenate, guardando a fondo dentro ogni animo umano, era una sola cosa.
Il talento.
Innato, studiato, scavato, bramato o caduto dal cielo, non importava come lo si fosse ottenuto.
Per Sir Alfred era di vitale importanza contornarsi di persone con un qualche talento e che fossero quindi in grado di intrattenerlo durante l’inizio di quella che era la tanto temuta vecchiaia.
Vedovo ormai da quindici anni, aveva solo una figlia, scrittrice, che detestava il paesino di Dauphine in cui il padre si era rifugiato a vivere, e che quindi non vedeva quasi mai. Si era stabilita a New York da molti anni dove era stata vittima di una lunga controversia di copyright con altri scrittori locali. Non aveva più fatto ritorno in Provenza.
Quel Natale Sir Alfred si sentiva particolarmente solo e aveva quindi deciso di radunare attorno a sé una serie di figure conosciute durante gli anni da girovago contento.
“Lora, presto, venga nel mio studio!” esclamò a gran voce.
La governante accorse a grande velocità, non voleva deludere il padrone di casa e si immaginava che l’avrebbe chiamata per introdurle i futuri ospiti e le loro abitudini.
L’indomani, infatti, sarebbero arrivati tutti.
“Dunque Lora, come già sai, domani è il gran giorno. Ti ho fatta venire per dirti chi saranno i nostri ospiti e quali sono le loro preferenze di cibo. È importantissimo che tutto fili liscio e che si sentano a casa.
Ti ho fatto una lista con i nomi che ti pregherei di memorizzare.”
Lora, attenta e diligente, lesse ad alta voce i nomi presenti sul foglietto sgualcito che le era stato consegnato.

Mr. José Parabaho, chitarrista argentino. Vegetariano, dorme con i tappi alle orecchie e odia il Natale. Nessun addobbo nella camera celeste.
Sig. e Sig.ra Odescalchi, coppia di veneziani curatori d’arte, si racconta che lo zio della signora sia stato una amante di Peggy Guggenheim. Dormono fino a tardi e bevono solo caffè espresso fatto con la moka.
Mademoiselle Charlotte Figarò, prima ballerina dell’Opèra di Parigi. Segue un regime alimentare ferreo, ho allegato la dieta. Si è infortunata ad un piede, ha bisogno di impacchi alla calendula tutte le sere.
Mr. Matt Mart, rinomato scrittore americano di bestseller, un po’ scorbutico, a colazione prende scrambled eggs con tanto pepe e poco pecorino.

“Appena si svegliano i cuochi, vai nei sotterranei ad informarli sui dettagli culinari di ogni ospite.”
“Conti pure su di me Sir. Alfred, procederò immediatamente. Desidero informarla che per la cena della Vigilia lo chef Scalogno ha previsto come prima portata gli spaghetti freddi al nero con erba cipollina, citronette, cipolla stufata e caviale. A seguire filetto di ombrina marinata all’acqua di cavolo viola, vellutata di asparago e crudo di carciofo spinoso. Il dolce è un segreto, mentre vini e champagne li avete già scelti insieme.
Se è tutto, finisco di controllare le camere con Paulette.”
“Ottimo lavoro Lora, come sempre, vai pure.”
Sir. Alfred si mise a letto, spense la luce, e dormì per ben due ore.
Alle tre del pomeriggio seguente, la sala del camino era gremita delle persone sopra descritte che si presentavano le une alle altre e che attendevano l’arrivo del proprietario di casa.
Sir. Alfred scese dalle scale ed entrò in sala aprendo le braccia.

“Bonsoir mes amis! Benvenuti a La Maison Rose, sono estasiato nel vedervi qua tutti insieme.
In questi giorni avrete modo di conoscervi bene e sono sicuro che verranno fuori della sinergie interessanti.
Lora e Paulette dovrebbero avervi già condotto nelle vostre stanze e vi avranno senz’altro dato il manuale della casa con tutte le informazioni necessarie per muovervi in autonomia in questi cinquecento metri quadri.
“Mi tocca ammettere che questa Villa vale tutta la Provenza, nonostante io odi profondamente la Francia ed i francesi, non me ne voglia Mademoiselle Figarò” esclamò Mr. Mart.
“Stia tranquillo, siamo abituati a tali commenti tanto che non ci sfiorano minimamente. Piuttosto, mi dica, come sopravvive un Americano in America senza poter andare il weekend a Saint Tropez?” rispose la ballerina.
“Charlotte attenta che con queste domande rischiamo di peggiorare l’umore già nebuloso di Matt” disse Sir. Alfred, riprendendo la parola e sedendosi accanto agli ospiti.

“Inizio subito saltando i convenevoli. Probabilmente vi chiederete come mai ho scelto proprio voi cinque per passare il Natale insieme. Ebbene, penso che i vostri talenti e le vostre attitudini possano essere la perfetta combinazione per fare una pièce teatrale sulla mia vita alla Fenice di Venezia. Siete stati personaggi fondamentali nel mio carrousel lavorativo.
Ognuno di voi rappresenta un’arte che io ammiro e quasi invidio e voglio farvi una proposta. So che non siete attori, ma con un po’ di studio potreste diventare i protagonisti dello spettacolo. La sceneggiatura è già stata scritta ma, Matt, ti prego di rivederla e correggerla ove necessario. Sei mesi fa sono stato contattato da Teresa, la Direttrice del Teatro La Fenice, che è una cara amica e che mi ha supplicato di mettere in scena la mia vita con una pièce che uscirà la prossima primavera. Gli affari economici alla Fenice non stanno andando molto bene e non capiamo come mai dato che i lavori di ristrutturazione dopo il terzo incendio sono venuti benissimo. Teresa pensa che dopo tanta lirica  sia arrivato il momento di sperimentare qualcosa di diverso e che questo spettacolo possa tirare un po’ su la sorte del teatro e io vorrei proprio aiutarla.
Insomma amici, cosa ne pensate? Non dovete darmi una risposta subito, vi attende qualche ora di relax nella Spa al secondo piano e ci vediamo dopo per l’aperitivo nella sala porpora.”
Ludovica Odescalchi non riuscì a contenere la gioia, fare l’attrice era sempre stato il suo sogno.
“Ma che meraviglia Sir. Alfred, questa sì che è una sfida allettante, conti pure su di me! E poi che dire, Venezia è casa e ci teniamo molto a salvare la Fenice.”
“Grazie Ludovica, il tuo entusiasmo mi rincuora, spero che contagi anche il resto del gruppo”.
Sir Alfred si congedò, aveva bisogno di fare una partita di tennis con uno dei cuochi.
La Maison Rose aveva un campo da tennis da fare invidia a Wimbledon e Sir. Alfred amava sfidare Mr. Jambon tutti i pomeriggi alle tre e mezzo.
Mr. Parabaho era sconcertato, volare dall’Argentina alla Francia per partecipare ad una buffonata egocentrica di un vecchiardo annoiato.
“Ma poi un chitarrista di fama mondiale che dovrebbe fare l’attore per una pièce teatrale in un teatro di opera lirica. Follia!” pensò Josè.
Poi però si ricordò che se non fosse stato per Sir Alfred che lo aveva messo in contatto con uno dei maggiori produttori musicali dell’America del Sud, probabilmente non sarebbe diventato il musicista acclamato di oggi.
“Mi toccherà pure accettare questa bizzarra proposta” continuò a pensare.
Era la Vigilia di Natale e quando gli ospiti scesero per l’aperitivo videro una tavola lunghissima decorata con i centro tavola più raffinati d’Europa e rimasero colpiti da tanto gusto.
La serata iniziò con una serie di signature cocktail creati da Mr. Hugo. Erano talmente buoni e forti da far ubriacare quasi tutto il gruppo prima delle otto.
La cena proseguì seguendo un flusso festoso e allegro, gli ospiti erano stupiti dalla maestria del menu e dalla bravura dei cuochi.
Il dolce segreto era un panettone alla liquirizia e limone creato dalla pasticciera Mrs. Pomme.
I cinque ospiti si leccavano i baffi.
“Lora, fai portare altro champagne, i miei amici hanno sete.”
Il Sig. Odescalchi, che era il più taciturno del gruppo, pensò che Sir. Alfred volesse stordirli con cibo e alcool affinché accettassero la sua singolare offerta di fare gli attori.
Mr. Mart fece i complimenti a Sir. Alfred per gli spaghetti al nero che lo avevano decisamente conquistato. Ma non fece in tempo a finire la frase che iniziò a tossire ed il colore del suo viso variò dal rosso al blu. Portò le mani al collo, non riuscendo ad emettere alcun suono.
Charlotte gli si avvicinò tempestivamente e provò ad eseguire la manovra di Heimlich per disostruire le vie aeree dello scrittore.
Sir Alfred iniziò a suonare la campanella per chiamare la servitù.
Lora arrivò con il kit del primo intervento ma Charlotte, che aveva seguito un corso di pronto soccorso al teatro in cui lavorava, affermò che per Mr. Mart non c’erano più speranze.
Lo scrittore in effetti si accasciò a terra e sembrava non respirare più.
Gli ospiti erano sotto shock, c’era chi urlava, chi piangeva e chi correva nella propria camera.
Arrivò l’ambulanza ed il medico in servizio dichiarò il decesso di Mr. Mart.
Non restava che chiamare la centrale di polizia di Dauphine.
Quattro poliziotti ed un detective fecero il loro ingresso poco dopo ed il detective esaminò attentamente tutta la tavola. Chiese quale fosse il piatto di Mr. Mart, prese uno spaghetto al nero rimasto nel piatto del morto e lo mise in una busta.
Dopo ben tre ore di analisi della Villa intera e dopo aver ritirato il referto dell’esame chimico degli spaghetti, il Detective Poison informò tutti che il piatto del povero Mr. Mart conteneva tracce di cianuro.
Sir Alfred era fuori di sé dal dolore e dallo sbigottimento.
“Mon Dieu, un omicidio in casa mia! Il povero Matt, amico da quindici anni, avvelenato sotto il mio tetto da uno degli ospiti o da qualcuno della servitù” pensò il padrone di casa.
Il detective Poison avvertì Sir. Alfred che il cadavere sarebbe stato inviato alla sede della scientifica per l’autopsia.
“Ho urgenza di interrogare tutti Sir. Alfred, lei compreso, faccia in modo che nessuno lasci la Maison Rose, raccolga ogni ospite nella stanza del camino tra dieci minuti e li condurrò poi uno per volta nel suo studio” ordinò il detective.

Fine prima parte. 

2 commenti su “La Maison Rose

  1. Avatar di Sconosciuto

    Bravissima.
    Gran bel racconto, quando il prosieguo ?😮

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