La bellezza di una persona ha un costo?
Ebbene sì, ce l’ha.
Nonostante molti di noi attribuiscano al concetto di bellezza un valore filosofico, intrinseco, intangibile ed intimo, la bellezza fisica di oggi sembra avere un costo.
Molto alto aggiungerei.
Non mi riferisco soltanto al bonifico salato che viene fatto al chirurgo estetico o al dermatologo di turno che ha il compito di spremere punture di tossina botulinica qua e là sul volto di poco maggiorenni o molto maggiorenni.
Ormai è possibile rifarsi tutto e senza ricorrere ad interventi invasivi come ad esempio la classica rinoplastica, basta una fiala di acido ialuronico sulla gobba del naso e pouf la magia fa effetto ( dura poco più di 6 mesi, poi tocca tornare ndr ).
Ci possiamo ritoccare il sedere, le labbra, il seno, gli angoli della bocca, le zampe di galline, rughe e rughette varie ed eventuali.
Tutto è passibile di modifica, di storpiamento, concedetemi il termine.
In aggiunta a questo scenarietto, il nefasto mondo dei social viene verso di noi e in particolare, il Sig. Instagram, ci dice che se non ci piace il colore dei nostri occhi ci sono dei super filtri che donano un tocco di ceruleo al posto del marrone castagna.
Per non parlare delle applicazioni da scaricare comodamente nel nostro IPhone 15 pro max plus ultra go baby go che ci allungano le gambe se siamo sotto il metro e settanta di altezza, o che ci distribuiscono una serie di cubetti di addominali talmente ben allineati da poterci giocare a filetto.
Si arriva insomma ad una cocente esasperazione della ricerca ossessivo-compulsiva di una tanto ambita “perfezione fisica”.
Ma poi chi l’ha detto che la perfezione di oggi, in questo avanguardistico 2023, in cui Chat GPT ci dice quante volte al dì dobbiamo defecare, sia avere labbra gonfie, zero segni del tempo sul viso, corpo allenato e capelli trattati con la cheratina perché il crespo fa brutto?
Da dove arriva questo canone di bellezza totalmente fuori di testa?
E soprattutto che conseguenze amare porta con sé?
L’impatto dei social da questo punto di vista è impressionante e mi vengono i brividi se penso agli adolescenti, ma anche ai bambini che devono fronteggiare questa situazione che non possono comprendere e in cui vengono gettati a capofitto senza avere gli strumenti o la maturità per sapersi difendere.
Lo scroll selvaggio e schizofrenico che il Sig. Instagram e la Sig.na TikTok ci impongono colpisce tutti. Adulti compresi.
Si passa da un’informazione all’altra con una velocità spasmodica, malata, senza nemmeno capire bene cosa stiamo guardando. Siamo completamente inebetiti, storditi dai contenuti e dalla rapidità con cui questi contenuti si susseguono.
E a cosa servirà mai di preciso scrollare per 4 ore al giorno la home dei nostri social che sembrano essere diventati l’unico nostro passatempo, anzi ammazza tempo, interesse, hobby, sport?
Ah già, lo sport dello scrolling, quanti trofei può regalare!
Si ricercano esempi da emulare, forme fisiche da copiare, ispirazioni valide e validate per modificare noi stessi.
Il tutto per compromettere la vera natura che ci è stata omaggiata dalla nascita.
Non riuscire ad accettare neanche il più piccolo difetto in nome di un’omologazione senza freni mina il nostro benessere.
Vedere gli altri felici sulle piattaforme social, considerati dalla maggioranza come BELLI, ci spinge a cercare sempre nuove immagini/video a cui far riferimento.
Ed è attraverso il vomito di informazioni sui social che vengono dettate le leggi di questa drammatica bellezza.
Mi sale una rabbia feroce se penso al numero di ragazze e ragazzi che vengono colpiti da questi meccanismi e che ne restano danneggiati.
Rabbia che fa delle immense giravolte nel mio animo già scosso quando si parla di body shaming e di bellezza e che si è fatta sentire anche di recente quando mi è capitato tra le mani un articolo dell’Ansa proprio su questo argomento.
Nell’articolo si legge che una ricerca commissionata dalla Presidenza del Consiglio rivela che quasi 100mila studenti tra 11 e 17 anni presentano caratteristiche compatibili con una dipendenza dai social media con maggior probabilità di sviluppare ansia sociale, che può diventare fattore di rischio per bassa autostima, depressione o aggravamento di disturbi alimentari, anoressia, bulimia, dismorfofobia, autolesionismo. Come vedete non parliamo di patologie o disturbi leggeri. Si parla di danni enormi, di sofferenze enormi.
Non solo, si stima che la salute mentale di 1 giovane su 2 sia a rischio.
Eccolo qua il vero costo della bellezza.
Per tale motivo Dove, brand internazionale di prodotti per l’igiene personale, attivo da anni con “Progetto Autostima”, creato secondo il concetto che la bellezza debba essere una fonte di sicurezza e non di ansia, e che ha raggiunto oltre 82 milioni di giovani, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione Il Costo della Bellezza.
Il video della campagna racconta la storia di Mary e di altri giovanissimi che hanno dovuto affrontare i giganti cattivi e che hanno subito conseguenze reali di contenuti di bellezza dannosi proposti sui social.
Mi domando come si possa essere arrivati a questo punto.
In concomitanza con la campagna, Dove ha creato una petizione che chiede che all’interno dei Piani di Offerta Formativa delle scuole primarie e secondarie, si preveda un percorso educativo sull’uso consapevole dei social media, dando piena attuazione alla legge 92 del 2019 sull’educazione civica nelle scuole.
Il video, molto toccante, ha le note di “You are so beautiful”, versione cantata dalla mamma di Mary a sua figlia con gli occhi piene di lacrime e ci fa vedere come in realtà la guarigione sia possibile anche nei casi più disperati.
E io in questa speranza ci voglio credere con tutta me stessa così come voglio augurarmi che si possa attuare una vera rivoluzione estetica, a colpi di sincera inclusività, parola abusata e che pochi intendono davvero.
La rivoluzione deve partire dagli adulti, dalle scuole, dalla psicoterapia, dalla politica.
Aiutiamoci e aiutiamo chi ha bisogno e chi si è sentito offeso anche solo una volta dallo scempio mediatico legato alla bellezza di oggi.
Ah, povera bellezza. Ti abbiamo voluta deturpare. Scusaci.
Per me tu, cara bellezza, sei arte, varietà, diversità, forma, sostanza, profondità, gobba sul naso, tranquillità, sicurezza, sorriso largo di mia mamma, pittura, viaggio, occhi aperti e lasciarsi andare.
/bel·léz·za/
La qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi.

Un articolo attento, puntuale e delicato. Come sempre, brava Atena.
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Ti ringrazio di cuore!
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👏🏻👏🏻
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Grazie!
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Atena , hai scritto pensieri e riflessioni eccellenti .
Ti devo fare a voce domande/osservazioni
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Bravissima e ottima istitutrice
Giorgio
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Grazie super Giorgio!
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Ancora una volta, cara Atena, hai saputo esprimere in modo pulito, come sei tu, un concetto molto delicato ed estremamente pericoloso, purtroppo da molti genitori, sottovalutato.
Grazie con il cuore
Cinzia
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Grazie mille Cinzia per il tuo commento sempre prezioso!
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