Storie (s)comode

La cena dell’immortalità

“Il Natale può o non può essere senza scopo, ma non è sprovvisto di una qualche magia.
Ed io quest’anno ho deciso di regalarvi il re dei doni, la cui preziosità non avrà mai eguali: l’immortalità.
Venite a prendervela.
Vi aspetto il 25 Dicembre alle 20:49 presso la mia (poco) umile dimora.
Zio Fest”

Agata lesse il biglietto in un battibaleno con il cuore che le pulsava a dismisura ed un sorriso obliquo le illuminò il volto.
Lo avvicinò al naso per inebriarsi della scia di ebano e bergamotto che emanava la carta.
Lo zio Fest era da sempre l’unico parente che le andava a genio, forse per la sua pazzia liquida, forse perché la vita l’aveva vissuta con un fare impettito, da protagonista e mai da spettatore remissivo.
Agata proiettava su di lui le sue ambizioni più recondite.
Non poteva dire a nessun’altro ciò che pensava in cuor suo dell’esistenza umana, ma allo zio lo aveva confidato.
Aveva paura della vita, dei suoi girotondi schizofrenici e talvolta crudeli.
Per questo l’immortalità non le sembrava poi una gran cosa.
Con i suoi familiari non aveva buoni rapporti, era sempre costretta a fingere e a fingersi un’altra: la sorella aveva troppa poca personalità per i suoi gusti ed infatti si era completamente sottomessa al marito, despota assoluto con la passione per i grandi orologi.
I suoi genitori erano tutto sommato brave persone, agivano sempre nel noioso rispetto di una morale sui generis che volevano imporre anche a lei, erano avvinghiati alla forma, alla circostanza, al “questo non si fa che non sta bene”.
Era andata a vivere lontano da queste dinamiche familiari e dai familiari stessi.
Ma poi c’era il Natale, che inesorabilmente faceva il suo ingresso ogni anno, e lei si trovava costretta a tornare a casa.
Tutti i Natali si avvicinavano con imponenza e prepotenza, insidiandosi maligni nelle abitazioni delle persone e non c’era scampo per nessuno.
La sera dell’immortalità arrivò.
I familiari di Agata erano vertiginosamente eccitati.
L’immortalità!  Che cosa gigante!
La casa dello zio Fest era una villa arroccata sulle pendici di un monte assai distante dalla città.
Aveva arredato gli interni con tanti piccoli oggetti collezionati durante i suoi viaggi ed ognuno di questi era posizionato al posto giusto.
Non era un’accozzaglia di cianfrusaglie, anzi, c’era un’armonia, seppur fuori dalle righe, ma comunque un’armonia.
Quella notte la casa sembrava ancora più fascinosa del solito, le candele gialle accese lungo il cortile segnavano il percorso che arrivava fino all’ingresso.
Agata percepì un’aria benefica e allo stesso tempo misteriosa.
Brogio, il fedele maggiordomo dello zio Fest, aprì la porta.
La tavola era colorata ed il profumo buono di prelibatezze appena sfornate cospargeva la sala.
Lo zio Fest era già seduto ed invitò tutti a prendere posto.
Si parlò del più e del meno, dei regali, dei buoni propositi per l’anno a venire.
Lo zio Fest era silenzioso.
Ad un certo punto i genitori di Agata, che non tenevano più a freno la curiosità, chiesero in che modo lo zio Fest intendesse donar loro l’immortalità e come ciò fosse possibile.
Anche la sorella di Agata ed il marito unirono le loro squisite voci a quel fastidioso coro natalizio.
Tutti esigevano delle delucidazioni.
I genitori di Agata bramavano l’immortalità perché il padre in tal modo avrebbe potuto finire l’orto e veder crescere i cipressi appena piantati nel giardino, anzi ancor meglio, ne avrebbe potuti piantare a centinaia, a migliaia, a milioni, a bilioni, all’infinito.
La madre avrebbe potuto seguire tutte le 350.000 stagioni a seguire della sua telenovela spagnola preferita. La sorella voleva passare l’eternità con il marito e quest’ultimo voleva collezionare tutti i grandi orologi del mondo.
Quanto ad Agata, lei temeva l’immortalità e mai l’avrebbe voluta ricevere in dono.
Lo zio Fest rassicurò tutti; una volta finita la cena avrebbero ricevuto il dono e se ne sarebbero accorti una volta usciti dalla villa, grazie ad un brividino sulla schiena.
Riguardo alle modalità e al motivo di trasmissione di tale dono, non poteva rivelarne i dettagli, poiché si trattava di un segreto che era stato custodito dagli avi dei suoi avi.
Lo zio Fest finì di sgranocchiare l’ultima castagna ricoperta di cioccolato e annunciò con voce solenne:
“Ora andatevene, che ho bisogno di riposare.
Andate, coraggio, a vivere la vostra vita da immortali!
Buon Natale a tutti.”
Tutti uscirono e provarono il brividino sulla schiena.
Tutti, tranne Agata.
Ad Agata qualcosa non convinceva, la serata era trascorsa con una tranquillità allarmante, lo zio Fest era stato stranamente di buonumore, non aveva lanciato nessuna frecciata spietata verso i familiari, sua abitudine preferita.
Erano le 23.59, mancava un minuto a mezzanotte ed il Natale, sarebbe volato via.
Il freddo pungente irrompeva in quella gelida nottata di Dicembre e Agata mise le mani nelle tasche del suo cappotto tentando invano di riscaldarsi un po’.
Il suo mignolo toccò l’angolo di un pezzo di carta.
Con un movimento fulmineo sentì la presenza di un foglio.
Eppure il cappotto era nuovo e non le sembrava di aver infilato niente nelle tasche.
Scoprì così la presenza di un biglietto; la calligrafia era quella dello zio ed il profumo di ebano e bergamotto le arrivò a conferma del suo iniziale sospetto.
“Cara Agata,
Ecco la verità.
So che non ti ho convinta con la cena di stasera.
Sei troppo furba e diffidente per non scovare l’inganno.
Agli altri parenti, ai falsi buonisti, agli ordinari, ai moralisti, ai normali che mi hanno sempre visto come un vecchio burbero, un folle, uno stregone, ho donato l’immoralità.
Esatto, l’IMMORALITÁ, hai letto bene stavolta.
Un gioco di parole, un lapsus, chiamalo come vuoi: manca una T, ebbene sì.
Quella “T” l’avevo scritta con un’altra matita, sfumandola.
Sapevo che nessuno se ne sarebbe accorto, nemmeno te, che sei alla ricerca delle cose maiuscole, del senso profondo della vita.
E invece ti dico una cosa che ho imparato da vecchio: guarda ai dettagli, al minuscolo, all’impercettibile, lì troverai la risposta a ciò che cerchi.
Gli altri sono accorsi contenti e fieri di questo dono. E contenti e fieri li ho fatti andare via.
A te lascio la possibilità di scegliere.
Buon Natale.
Zio Fest”

Allo scoccare della mezzanotte lo zio Fest morì.

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