Grandi donne

Françoise Hardy, la cantante timida

“Tous les garçons et les filles de mon âge
Se promènent dans la rue deux par deux
Tous les garçons et les filles de mon âge
Savent bien ce que c’est qu’être heureux
Et les yeux dans les yeux et la main dans la main
Ils s’en vont amoureux sans peur du lendemain.”

Quante volte abbiamo canticchiato questo verso di Françoise Hardy?
Magari sbagliando un po’ le parole…
E anche in caso non avessimo mai avuto il coraggio canoro di darne la nostra interpretazione, facendo uscire l’usignolo che c’è in noi, sicuramente l’avremo sentita almeno una volta nella vita.

Françoise Hardy, cantautrice parigina dalla bellezza introversa e malinconica, viene considerata ancora oggi un vero e proprio tesoro nazionale francese. Un tesoro che è riconosciuto in egual maniera in tutto il mondo.
Sarà per quel suo modo di cantare così delicato e profondo che ha dato voce ai tormenti amorosi di intere generazioni. O per la sua vivida intelligenza e curiosità che l’hanno fatta appassionare al mondo della scrittura, della psicologia e dell’astrologia.
Forse per il suo stile impeccabile e moderno. E ancora, forse per la sua frangia speciale o per quell’aria a metà tra riservatezza e (dolce) ingenuità.

 

Françoise Hardy Motorcycle

A me ha sempre affascinato il suo animo tormentato, che l’ha portata a scrivere i testi delle sue canzoni, in cui esprime sentimenti come l’amore folle e la nostalgia; molte volte ho rivisto me stessa nelle sue affermazioni.

“La verità è che sono una solitaria, una marziana. Da sempre. Ingenua come poche.”

E per questo motivo ho scelto proprio una sua foto come immagine copertina del mio magazine.

La prima volta che l’ho sentita parlare in un’intervista sono rimasta colpita dall’incredibile timidezza, una delle sue doti più marcate; si percepisce che le parole le escono a fatica e si vergogna a pronunciare anche le poche che dice.

Françoise nasce a Parigi il 17 gennaio del 1944, figlia di una giovane donna lavoratrice e di un uomo più grande, sposato ad un’altra donna e che non vivrà mai con la famiglia segreta; verrà cresciuta solo dalla madre.

“Se sono quella che sono, è per il tipo di infanzia che ho avuto. I miei non erano sposati, mia sorella e io siamo cresciute con una madre severa: lavorava tanto e viveva per noi. Mio padre non c’era mai, ma volle iscrivermi a una scuola cattolica di cui poi non pagava le rate. Mi vergognavo di questa non-famiglia.”

Quando compie 16 anni, dati i suoi ottimi voti a scuola, le viene chiesto dalla madre di scegliere un regalo. Il suo unico desiderio è una chitarra, che inizierà a suonare da autodidatta e scrivendo i testi delle canzoni.

L’esordio fulminante avviene nel 1962, quando ha solo 18 anni, proprio con il singolo Tous les garçons et les filles, che viene trasmesso dalla televisione francese nel corso dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, evento di grandissima risonanza.
La canzone diventa il simbolo del disagio adolescenziale e vende più di due milioni di copie in tutto il mondo – nella versione italiana ha il titolo Quelli della mia età.
Da quel momento in poi il suo successo non si arresta più. Nel 1963 partecipa all’Eurofestival con L’amour s’en va e sempre nello stesso anno canta per la prima volta all’Olympia di Parigi, il più antico e prestigioso music hall della città.
Nel 1965 canta al Savoy Hotel di Londra partecipando al periodo della Swinging London e incontrando band come i Beatles ed i Rolling Stones. Due anni dopo decide di fondare una propria etichetta discografica, chiamata Asparagus.

Pubblica un totale di 28 album, sia in Francia che all’estero, cantando oltre che in francese, anche in inglese, italiano, spagnolo e tedesco.
Tutte lingue che parla correntemente e che ha studiato con passione durante la sua carriera. Nel 1966 partecipa al Festival di Sanremo cantando con Edoardo Vianello e presentando un brano: La maison ou j’ai grandi, cover della canzone Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano.
Nel 1967, sempre in Italia, presenta il brano Gli altri (versione italiana della canzone Voilà) nel programma Diamoci del tu di Raiuno, scherzando con i conduttori Giorgio Gaber e Caterina Caselli in un susseguirsi di battute e sketch in italiano.

Inoltre prende parte anche ad alcuni film in veste di attrice: recita nel celebre film francese Il maschio e la femmina di Jean-Luc Godard, in Grand Prix di John Frankenheimer e in Chissà se lo farei ancora di Claude Lelouch.

Gli amori

Gli uomini che orbitano intorno a Françoise sono moltissimi: tutti accomunati dal fatto che è come se fossero sotto l’effetto di un incantesimo d’amore.
Sembra impossibile non rimanere attratti da quello charme semplice e allo stesso tempo micidiale. Alcuni dei suoi corteggiatori sono personaggi molto noti, tra cui Bob Dylan, che compone un poema per lei intitolato For Françoise Hardy at the Seine’s Edge.
Non solo, dopo tantissimi anni vengono ritrovate le lettere che il poco più che ventenne Bob Dylan scrive ma non spedisce a Françoise, di cui conosce la bellezza e non l’indirizzo. Scrive e poi spiegazza i fogli per buttarli via, ignaro del fatto che il padrone del bar li riprende sempre tutti e li conserva.
Dopo molto tempo il sagace e lungimirante padrone del bar, decide di lasciare i fogli a dei suoi amici, che spediscono tutto a Françoise, poco tempo fa.

bob dylan e francoise hardy nel 1966
Per non parlare di Mick Jagger di cui lei racconta un aneddoto:

“Quando conobbi Mick Jagger rimasi fulminata: aveva un carisma incredibile. Un giorno, mentre giravo per Londra, da sola come sempre, me lo ritrovai davanti: mi fece un sorriso che avrebbe sciolto chiunque. Io, timida, ricambiai e tirai dritto. Tempo dopo lessi un’intervista a un magazine in cui sosteneva che fossi la sua femme idèale.”

E poi c’è David Bowie. O meglio la sua non-storia con David Bowie, di cui parla in un’intervista del 2013.

“Sapevo che aveva tutto quello che cercavo in un uomo. Andavo a sentirlo dal vivo ogni volta che potevo, ma evitavo di incontrarlo vis-à-vis. Poi, quattro anni fa, un suo invito: “Sono a Parigi per due concerti, scegli una data”. Arrivo e me lo ritrovo all’ingresso. “Era ora”, mi dice con un filo di quella voce che da quarant’anni adoravo, “scusa ma l’aria condizionata in camera stanotte era troppo alta.”

Insomma Françoise fa una vera e propria strage di cuori.
E non è finita qua perchè frequenta la casa al mare del pittore Salvador Dalì e ne diventa amica; mentre il poeta Jacques Prévert scrive per lei un testo intitolato Une plante verte nell’Ottobre del 1965.

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Ma l’unico uomo che riesce a fare breccia nel suo cuore e che sarà anche l’unico amore della sua vita è il cantautore Jacques Dutronc, con cui sta dal 1967 fino al 1988.
Il loro è un amore molte intenso, da lei definito folle e che probabilmente ha rappresentato sia la cosa più bella che la cosa più dolorosa della sua vita. Il 16 giugno del 1973 nasce il loro primo ed unico figlio Thomas Dutronc, oggi cantautore anche lui.
Si sposano il 30 marzo 1981 a Monticello in Corsica. Dopo la loro separazione lei vive a Parigi e lui a Monticello e dal 1997 con una nuova compagna.

Gli scritti

Nel tempo libero, comincia ad appassionarsi alla psicologia e all’astrologia, ed in un secondo momento, ispirata da ciò che legge, inizia a scrivere dei libri.
Nell’Ottobre del 2008 pubblica la sua autobiografia Le désespoir des singes et autres bagatelles, in cui si mette completamente a nudo riguardo alle esperienze che l’hanno segnata.
Nel 2012 per il compimento dei 50 anni di carriera musicale escono in contemporanea il nuovo album ed un romanzo, entrambi intitolati L’Amour fou ( L’amore folle ).
Il romanzo, prende spunto proprio dalla sua storia travagliata con Dutronc.

“In realtà, l’amore folle non è ciò che si potrebbe definire come amore “vero”. Ciononostante, è proprio quello che prova la maggior parte della gente quando si innamora: improvvisamente l’altro diventa il centro assoluto della propria vita e se ne fa dipendere la propria felicità, il proprio futuro, la propria vita intera. Un bisogno talmente irrazionale e eccessivo che rende “folle” questa specie di amore così comune. L’amore vero non è distruttivo. L’amore vero esclude la possessività, la gelosia, la dipendenza nevrotica. L’amore vero consiste nel lasciar esistere l’altro, anche al di fuori di sé, nel volere ciò che è buono per lui e non per forza per sé, per aiutarlo a crescere, a evolvere, soprattutto evitando di esercitare ogni tipo di ricatto affettivo, di pressione consapevole o inconsapevole per cercare di essere il centro esclusivo del suo universo finché se ne ha bisogno.”

E quando le chiedono cosa l’abbia spinta a scrivere il romanzo la risposta arriva dritta al cuore:

“Ho scritto questa storia tanti anni fa, in un momento in cui la mia vita personale era talmente dolorosa che la mia sola via d’uscita era raccontarla non soltanto nei testi delle canzoni ma anche in un testo più esaustivo.”

La Malattia

Per ben 10 anni, dal 2004 al 2014 Françoise si batte contro un tumore e nel 2015 viene ricoverata in gravi condizioni passando tre settimane in stato di incoscienza e otto giorni in coma. Contro ogni pronostico e speranza, riesce a riprendersi.
Ricomincerà a lavorare ad un nuovo album, il 28esimo ed il 9 febbraio 2018 annuncia il il titolo: Personne d’Autre, uscito il 6 aprile 2018.

La Moda

Viene anche ricordata anche per il suo stile raffinato ed origniale che ha influenzato le creazioni di Nicolas Ghesquière, ex stilista di Balenciaga. Negli anni 1960 è considerata un’icona della moda mondiale e viene vestita da stilisti come André Courrèges, Emmanuelle Khanh e Paco Rabanne.
Diventa una delle muse di Yves Saint Laurent.
Il suo stile è tutt’oggi imitatissimo anche per il suo mutare continuo e per la capacità di mixare diverse tipologie di estetica a seconda dell’umore, del periodo e delle ispirazioni.
Le sue scelte sono un connubio perfetto tra femminilità e mascolinità.

 

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Oggi

Oggi ritroviamo una signora dai capelli color luna argentata e dalla stessa eleganza intramontabile.
Non è mai incappata nella mania del non voler invecchiare a tutti i costi, al contrario si è trasformata in una donna saggia, dalla bellezza eterna.
E ci ha insegnato a non vergognarci dell’eccessiva timidezza, dell’insicurezza, del tempo che passa.
Ci ha insegnato a non vergognarci delle delusioni
che per nostra natura proveremo sempre ma che possono ispirarci continuamente a livello artistico.
Ci ha insegnato una melodia quasi sussurrata, che entra leggera ma profonda nei nostri cuori e nelle nostre teste.

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