“Devi fare tutto il possibile, lavorare al massimo e se fai cosi, se rimani positivo allora vedrai spuntare il sole tra le nuvole.”
La ricerca, non tanto della felicità, quanto del lato positivo che può esserci in ogni cosa è tutt’altro che semplice, vero?
Il film Il lato positivo, traduzione italiana del titolo originale The Silver Linings Playbook, diretto da David O. Russell del 2012, ci dà ampia conferma di ciò attraverso una storia particolare e molto bella.
Inizio subito col tirare fuori un enorme spoiler per chi non avesse mai visto il film, ma lo faccio a fin di bene per rassicurare quelle persone che in questo momento hanno bisogno di vedere una sana pellicola dal lieto fine.
Capita a tutti di essere in vena di vedere una commedia o un dramma, ma con la sicurezza che vada a finire bene.
Quindi le strade di solito sono due: o ci riguardiamo un film che conosciamo bene e che quindi abbiamo già visto, oppure ci facciamo consigliare dai nostri amici cinefili.
Torniamo al grande spoiler che ormai avrete sgamato: si tratta di una tragicommedia che va a finire bene, anzi molto bene, anche se all’inizio la situazione è tutto fuorché rosea e promettente.
Tocca temi molto importanti, quali le malattie mentali, la violenza, il tradimento, il rifiuto, l’effetto che ha la scaramanzia sulla nostra vita, l’amore ed i rapporti familiari.
Ha ricevuto ben 8 nomination agli Oscar e ne ha vinto uno per la Migliore Attrice Protagonista (Jennifer Lawrence).

Ma scendiamo nei meandri della trama.
Il protagonista, quel gran figo di Bradley Cooper, interpreta Pat Solitano, un ragazzo che ha perso quasi tutto: la moglie, la casa e il lavoro.
Lo sconvolgimento della sua vita accade un giorno ben preciso, ovvero quando sorprende la moglie con un altro uomo.
La violenza nei confronti dell’altro uomo, che gli esce così naturale e potente, lo porterà a passare diverso tempo in un istituto psichiatrico in cui gli viene successivamente diagnosticato il disturbo bipolare.
La seconda parte della sua vita, nonché l’inizio del film, inizia proprio quando esce dall’ospedale e viene affidato ai genitori.
Riprendere in mano la sua vita sarà complesso e doloroso.
Proverà a tutti i costi ad avere una visione positiva della vita.
“Sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! È questo che farò! E non è una stronzata, non è una stronzata. Ci vuole impegno e questa è la verità!”
Il suo mantra è Excelsior, che è il motto della città di New York e significa più in alto.

Poi dovrà fare i conti con le manie scaramantiche del padre, interpretato da un Robert De Niro in splendida forma, accanito tifoso dei Philadelphia Eagles e scommettitore incallito col sogno di aprire un ristorante.
Dopo che Pat tocca il fondo non può che riemergere, anche se non lo può comprendere subito: deve trascorrere un tempo naturale di accettazione.
D’altra parte nessuno è infallibile e la vita pone tutti di fronte a qualche ostacolo.
Ad un certo punto sulla sua strada incontrerà magicamente Tiffany (alias Jennifer Lawrence) giovane vedova, a tratti decisamente stramba.
Il lato positivo, uscito in Italia nel 2013, è uno di quei film terapeutici preferiti, da vedere e rivedere quando veniamo colti da ogni genere di malessere; ci ha insegnato a traslare un’idea prettamente teorica in una pratica.
Ebbene, quello che sto per dire può suonare un luogo comune impossibile da realizzare, ma trasformare la negatività in positività, invece, è una dote che possiamo imparare a sviluppare nel tempo.
Possiamo provare a prendere a calci il pessimismo tossico, anche quello più radicato, in favore di una visione diversa della situazione.
Occorre guardare il tutto dall’alto, estraniarsi per acquisire più lucidità e cambiare ciò che non ci fa stare bene.
Lo sforzo non è da poco, specie per chi è vittima di una delusione o comunque di una situazione che ci mette in grande difficoltà.
Tutto dipende da noi, da come reagiamo anche e soprattutto di fronte a ciò che non è piacevole, sta sempre alla nostra mente e alla capacità di cambiare la nostra attitudine al fine di migliorarci la vita.
Appoggiandoci alle nostre inestimabili e inimmaginabili forze quotidiane possiamo compiere grandi passi.
Ma non basta.
Credo che oltre all’essenziale lavoro che dobbiamo fare in prima persona, ci siano anche altri fattori di vitale rilevanza messi in luce anche nel film.
L’affetto della famiglia, con tutti i relativi difetti che ne derivano, è fondamentale per Pat, affinché si rimetta in carreggiata dopo il periodo buio passato in ospedale.
Così come una ruolo chiave lo gioca il terapeuta e successivamente amico, che lo mette nelle condizioni di comprendere a fondo ciò che gli è successo e gli dona a mano a mano gli strumenti adatti a guarire.
Poi ci sono gli amici, senza i quali le giornate scorrerebbero sempre grigie: Danny, amico dall’incedibile humor che Pat conosce in ospedale e Ronny, amico di sempre che gli presenterà Tiffany.
Come altro ingrediente imprescindibile abbiamo lo sport.
Correre permette sia a Pat che a Tiffany di scaricarsi ed i loro epici giri dell’isolato a suon di battibecchi ci regalano gioie.
Mentre ballare li farà emozionare, li farà rimettere in gioco entrambi ed avvicinare sempre di più.
Ed infine arriva l’amore (solo alla fine), quello più maturo ed eccezionale.
Di solito non è mai il primo o quello che sembra essere il più potente, ma è quello che arriva al momento giusto, dopo che abbiamo faticato con noi stessi, dopo che ci siamo perdonati e amati.
È quello che ci fa tornare a sperare dopo essere stati buttati in terra da un altro amore.
Quello che ci fa finalmente sentire compresi e protetti.
Ecco cosa succede tra Pat e Tiffany.
Ma cos’è stato a fare click nel loro rapporto?
Il conflitto iniziale è dovuto ad un fatto ben preciso: la sofferenza che entrambi provano è anche il loro punto in comune.
Sconosciuti, si ritrovano sullo stesso livello della difficoltosa scalata verso l’ignoto ed il tentativo di stare meglio.
La prima volta che si vedono si ritrovano a parlare delle medicine che entrambi hanno preso.
Poi nascono le incomprensioni, i litigi, le urla, ma tranquilli, è tutto nella norma e ben studiato dal regista.
Perché parliamo di due cuori nobili, molto sensibili, che inevitabilmente prima o poi sono destinati a riconoscersi l’uno nell’altro.
La chimica è già evidente quando si stringono la mano, ma chiaramente non ci sarebbe stata soddisfazione da parte del pubblico, se anche loro se ne fossero subito resi conto.
Quindi ci siamo piacevolmente messi comodi sul divano e abbiamo assistito alle diverse traversie ben orchestrate e soprattutto agli scontri necessari tra i due prima che l’amour trionfasse sovrano.
Ok, lo spoiler ha assunto dimensioni giganti.
Riguardo ai personaggi, oltre allo charming Bradley, ho trovato pazzesca l’interpretazione di Jennifer Lawrence che veste i panni della strampalata Tiffany: personaggio dalle tinte dark, ma decisamente simpatica, un po’ disturbata ed estremamente diretta.
Il suo volto è spesso cupo, nonostante la bellezza conturbante, e in alcune scene risulta quasi minacciosa.

Che dire, l’interpretazione di questo incredibile mix di aspetti, ha permesso alla giovanissima e talentuosa Jennifer Lawrence di vincere il suo primo Oscar a soli 22 anni.
Un altro dei motivi del successo del film, risiede nel modo in cui è trattato il tema della malattia mentale, ovvero con l’adeguato rispetto ma anche con una giusta e mai esagerata dose di leggerezza (ed un tocco di ironia).
Riuscire in primis ad accettare la malattia e poi ad affrontarla richiede un’enorme lotta e questa viene messa in scena in maniera delicata ed efficace.
Per tornare al tema del lieto fine, è subito chiaro che questo è anche il perno del cuore di Pat.
La ricerca di un lieto fine lo fa sicuramente avvicinare al suo raggiungimento.
A tal proposito è impossibile scordare la scena in cui di notte, finisce di leggere Addio alle armi di Hemingway e si precipita nella stanza dei genitori perché li vuole rendere partecipi (poverini) del fatto che non si riesca a capacitare della brutta fine del romanzo.
Poi arriviamo alla scena finale del film, un commovente bagno nel miele, il meritatissimo epilogo per entrambi i protagonisti.
Lacrime previste per tutti.
“Il mondo ti spezza il cuore in ogni modo immaginabile, questo è garantito. Io non so come fare a spiegare questa cosa, né la pazzia che è dentro di me e dentro gli altri, ma indovinate un po’? Domenica è di nuovo il mio giorno preferito! Penso a tutto quello che gli altri hanno fatto per me e mi sento tipo… uno molto fortunato!”
Ecco la verità più grande che ci insegna il film: la chiave della positività è dentro di noi, solo che come si suol dire, spesso la chiave giusta è l’ultima del mazzo ed è normale doversi adoperare per trovarla.

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