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Solvitur ambulando: la storia di una coppia di avventurieri

Metti insieme un uomo dal fascino magnetico, eroe di guerra e scrittore di racconti di viaggio ed un’ereditiera ribelle, autodidatta e fotografa di talento, ed ecco che nasce la perfetta coppia di avventurieri.
Patrick Leigh Fermor è stato uno scrittore e viaggiatore britannico, autore di svariati racconti di viaggio e considerato nel 2007 come il “più grande scrittore di viaggio vivente del Regno Unito”.
Insieme alla moglie Joan ha trasmesso ad intere generazioni l’amore per la Grecia.
Tutt’ora la loro storia, che profuma d’estate, di distese immense di finocchio selvatico e  di case bianche con finestre blu, continua ad affascinare le persone di tutto il mondo, in particolar modo tutti coloro che hanno una passione viscerale per l’arte del viaggio e della fotografia.
E pensare che parliamo di una storia del secolo scorso.
Ma addentriamoci meglio nei meandri delle vicende di questi due protagonisti, tutt’altro che ordinari.

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Patrick Leigh Fermor

Sir Patrick Leigh Fermor nacque a Londra l’11 febbraio del 1915; suo padre, Sir Lewis Leigh Fermor, era un geologo molto conosciuto.
Poco tempo dopo la sua nascita, sua madre partì per raggiungere il marito in India, lasciandolo in Inghilterra presso un’altra famiglia.
Da bambino incontrò difficoltà a scuola e fu mandato in una scuola per bambini problematici per poi venire espulso dalla King’s School di Canterbury, perché scoperto a tenersi per mano con la figlia di un fruttivendolo del posto.
Continuò quindi gli studi da autodidatta, leggendo testi sulla lingua greca, latina, amando Shakespeare e la storia.
All’età di 18 anni decise di percorrere a piedi l’Europa in lungo e in largo, dall’Olanda a Istanbul.
Si mise in cammino l’8 dicembre 1933, poco dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, portando con sé pochi abiti, l’Oxford Book of English Verse e le Odi di Orazio.
Nei suoi viaggi dormì in fienili, in baracche ed in capanne, ma anche nelle country house dell’Europa centrale della nobiltà terriera e dell’aristocrazia.
A distanza di anni dai primi viaggi scrisse A Time of Gifts e Between the Woods and the Water, che parlano delle sue esperienze di avventuriero: scritti decenni dopo, in seguito alla sua formazione accademica, la narrazione godeva di un tripudio di spunti storici, geografici, linguistici e antropologici.
La parte finale del viaggio è rimasta incompleta alla morte dell’autore, ma è stata pubblicata da John Murray nel settembre 2013, con il titolo di The Broken Road: Travels from Bulgaria to Mount Athos.
Il suo motto era: solvitur ambulando, cioè “camminando ogni problema si risolve” e infatti, nella sua vita, non si è mai fermato.

Viaggiò in tutto il mondo ma il suo cuore batté più forte quando scoprì l’Ellade.
In uno dei suoi capolavori, Mani, ci ha donato uno spaccato suggestivo sulla Grecia che emoziona.
“Una magica pace vive nelle rovine dei templi greci. Il viaggiatore si adagia tra i capitelli caduti e lascia passare le ore, e l’incantesimo gli vuota la mente di ansie e pensieri molesti e a poco a poco la riempie, come un vaso che sia stato lavato e raschiato, di un’estasi tranquilla. Quasi tutto ciò che è accaduto svanisce in un limbo d’ombre e di futilità ed è sostituito pienamente da un senso di semplicità luminosa e di calma che scioglie tutti i nodi e risolve tutti gli enigmi e sembra mormorare, benigno e suadente, che la vita, a lasciarla svolgere senza impacci e costrizioni e ricerche di soluzioni aliene, potrebbe essere illimitatamente felice.”

Gli piaceva parlare di tutto e poteva conversare per ore, spaziando da un tema ad un altro con immensa facilità e versatilità.
Presto si guadagnò fama di dongiovanni colto e raffinato e scriveva quotidianamente centinaia di lettere avvincenti a nobili e ambasciatrici come Deborah Cavendish, duchessa di Devonshire e altre di quel calibro; sembrava incarnare al meglio il kalòs kai agathòs greco.
A 20 anni  si fidanzò con una principessa boiarda, Balasha Cantacuzene, che aveva ben 16 anni più di lui e per questo motivo andò a vivere ai confini della Bucovina.
Conobbe Joan, la donna della sua vita, al Cairo nel 1944 ma si sposarono solo nel 1968, quando lui era ormai diventato celebre grazie al successo dei suoi libri.
Fu l’eredità di lei a permettere a Patrick, Paddy per gli amici, di dedicarsi ai viaggi e alla scrittura.
A 69 anni attraversò l’Ellesponto a nuoto dalla sponda europea a quella asiatica.
Morì il 10 giugno 2011, all’età di 96 anni, a seguito di una lunga malattia.
Da tempo viveva stabilmente in Grecia, divenuta patria di adozione, nella sua casa sulla penisola di Mani, nel Peloponneso.

Joan Leigh Fermor

Sebbene probabilmente, rispetto al marito, di Joan si sia parlato un po’ meno, l’anno scorso grazie all’uscita del libro The Remarkable Life of Joan Leigh Fermor, (tradotto in italiano con La vita fuori dal comune di Joan LeighFermor) abbiamo scoperto che la vita di Joan è stata avvincente e fuori dal comune tanto quanto quella del marito. Così come fuori dal comune era la sua personalità.
Sempre nel 2018, il Museo Benaki di Atene le dedica una mostra, Artist and lover: Photographs of Joan Leigh Fermor, in cui vengono esposti i suoi scatti più belli.
Joan Eyres Monsell era nata nel 1912 da una madre ricchissima, che le aveva lasciato un grosso patrimonio.
In un bellissimo articolo che racconta la sua storia leggiamo che, anche lei come Patrick, si cimentò nello studio di diverse materie, da autodidatta.
“Era cresciuta a Dumbleton Hall, maniero neogotico di 55 stanze con torri merlate e una piscina sempre piena di alghe. Educata da uno stuolo di nanny, non poté mai frequentare l’università: per le bambine di allora erano previsti degli educandati dove imparare a fare l’inchino in vista della presentazione a corte. Si mise a studiare da sola. Fotografia, crittografia e l’insolita lingua tibetana.”
Joan frequentava esteti e studiosi che ritraeva nelle sue foto.
Dal 1930 sui suoi documenti fece apporre il titolo di giornalista e si inventò fotografa; dai suoi scatti emergevano talento concreto ed una spiccata sensibilità.
Le fotografie di Joan Leigh Fermor hanno immortalato l’ultima Grecia prima dell’invasione del turismo di massa. I luoghi classici come Delo e Delfi, Epidauro e Micene, naturalmente Atene, sono accanto alle Isole Cicladi, alle Meteore, al “loro” Peloponneso: le prime foto sono dedicate proprio a Kardamyli.

(…) Alcuni bambini giocano in una strada in salita a Hydra; Paddy scende danzando da alcuni gradini a Kameiros, sull’isola di Rodi; alcuni ritratti del partigiano cretese Manolis Paterakis (…) muli s’inerpicano su una scalinata di Santorini.

Il suo primo marito fu John Rayner, art director dell’Express, ma il matrimonio non durò a lungo. Durante la guerra, Joan decise di entrare nell’esercito e si ritrovò nel 1944 al Cairo, luogo e data in cui incontrò Patrick: non si separarono mai.
Per anni scelsero di non avere una dimora fissa e si dividevano tra mille viaggi, case di amici a Londra e la Grecia. Lei lo sostenne sempre e non solo economicamente;l’uno era il punto di riferimento dell’altr0. Dagli anni ’60 decisero di abitare stabilmente nella penisola di Mani nel Peloponneso e costruirono la loro casa nella splendida Kardamyli.
Soffermandoci ad osservare alcune foto di lei è possibile percepire che il matrimonio con Patrick fosse fondato su rispetto e stima reciproci.
“E il loro matrimonio, visto con gli occhi di oggi, con il mutato ruolo delle donne, appare un miracolo di equilibrio, rispetto e intelligenza. Tutti elementi necessari a far durare una relazione libera ma partecipe. Lo dicono le foto dei due, che, non più giovani, posano con evidente tenera complicità e guardano il tramonto davanti alla loro magnifica casa in Grecia (costruita con i soldi di lei). C’è Patrick che fuma l’ennesima sigaretta, una delle 80 che accendeva ogni giorno. Le lenzuola, già macchiate di vino, andavano spesso a fuoco. C’è Joan che coccola uno dei suoi 60 gatti. Immagini che sembrano indicare lei, la signora Fermor, come artefice di questo matrimonio capolavoro, intenso e duraturo.”

Di lei scrisse Cyril Connolly, intellettuale, direttore di Horizon, rivista che ospitò le migliori penne d’Inghilterra.
“Aveva gambe lunghissime, caviglie sottili, dita dei piedi come quelle di una dea greca e il collo sembrava allungarsi per reggere un’aureola di riccioli biondi. Occhi enormi, blu violetto, di solito nascosti dietro lenti scure.”
Tom Driberg, suo amico e cronista mondano la definì una English Venus.
Dopo la morte di Joan nel 2003, avvenuta nella casa a Kardamyli, sono tornate alla luce oltre 5 mila foto scattate da lei tra gli anni Quaranta e i Sessanta, ora custodite alla National Library of Scotland.
Lei e Patrick sono sepolti nella parte orientale del cimitero di Dumbleton, nel Gloucestershire. Grazie alla loro storia ci è possibile chiudere gli occhi e fantasticare sulle loro infinite avventure attraverso l’incredibile forza dell’amore e, scivolando ovviamente, nelle profondità del viaggio. Così, immancabilmente ci viene voglia di partire, portandoci dietro solo un taccuino ed una macchina fotografica.

Articolo uscito su Freeda Media.

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