Grandi donne

La Dea Atena

Quando i miei genitori aspettavano la mia nascita si era aperta la diatriba riguardo al nome da darmi.
Se mia mamma non aveva dubbi, mi sarei dovuta chiamare con il nome di un fiore, tipo Viola o Margherita, mio padre non riusciva a decidersi ed era assalito da mille dubbi notturni.
Proprio durante una di quelle notti, ecco che si illuminò d’immenso.
Aveva finalmente deciso, il mio nome sarebbe stato Atena.
Mia madre, all’inizio lievemente titubante, decise che tutto sommato, le andava bene.
Il motivo per cui mio padre ha optato per questo nome sobrio è il naturale coronamento di un amore profondo verso la Grecia.
Da giovanissimi lui e mia madre l’hanno girata praticamente tutta e hanno continuato ad andare in un’isola di cui sono rimasti incantati portando poi anche a me fin da piccolissima.
Inutile dire che il rapporto con il mio nome non è stato affatto semplice.
Infatti ho iniziato ad apprezzarlo solo di recente; per una bambina credo sia impossibile  comprenderne appieno il significato e addirittura amarlo.
In primis perché gli altri bambini, alle elementari e alle medie possono prenderti in giro, in secundis perché quando arriva la fase del liceo e si ha la malaugurata idea di scegliere il classico, le battute ironiche cadono a pioggia (anche da parte dei professori).
Invecchiando, si sa, si matura e di diventa più saggi, quindi ho smesso di odiare il mio nome e mi rileggo sempre volentieri le storielle mitologiche sulla Dea greca che mi ha copiato il nome.
Ma chi è davvero la Dea Atena e cosa rappresenta nel nostro immaginario comune?
Il nome deriva dall’attico Ἀθηνᾶ e Atena, secondo la mitologia, è figlia di Zeus e basta, nel senso che, poverina, non ha una vera madre.
Viene considerata la Dea greca della sapienza, delle arti e della guerra.
Io nel dubbio su quale fosse la verità, quando mi chiedevano delucidazioni, ho sempre risposto che Atena, per me, è la Dea “della sapienza”, perché mi sembrava l’aspetto più intrigante.

La Dea viene identificata dai Romani con il nome di Minerva.
Già venerata dai Micenei del 13° secolo a.C. con l’epiteto di potinija (πότνια «signora»), ma certo ancora più antica, conserva in età storica alcuni attributi che sembrano appunto risalire all’età micenea: il serpente e la trasformazione in uccello ( solo più tardi l’uccello sacro diventa la civetta, γλαῦξ, da cui deriva anche uno degli epiteti più conosciuti, quello di glaucopide ).
La religione omerica ne fa una Dea guerriera, viene definita lanciatrice d’asta da πάλλω, scagliare.
Ma si distingue fortemente da Ares, dio della guerra violenta e sanguinosa, per il combattere ordinato ed intelligente.
Questo aspetto è legato infatti alla sua funzione più importante, quella di protettrice della città di Atene.
Inoltre tra le varie attività di cui si occupa l’impegnatissima Dea greca, c’è l’insegnamento della scienza dei numeri e della maggior parte delle arti femminili come ad esempio il tessere ed il ricamare.
L’umile Dea è anche musa ispiratrice di innumerevoli produzioni artistiche, viene cantata da poeti e tragediografi, ed è presente nelle opere di Omero, Virgilio, Ovidio, Eschilo, Sofocle e negli Inni Omerici. Nell’Inno Omerico a lei dedicato si legge questo:
“Canterò di Pallade Atena, la Dea gloriosa, glaucopide, di molto consiglio, vergine pura, protettrice delle città, strenua e gagliarda, Tritogeneia, che Zeus, signore del senno, [lotta, ha partorito dal suo capo augusto, armata alla vestita d’oro e di splendore. Stupirono gli immortali alla sua vista. Ella però, seguita dall’Egioco Zeus, discese a balzi dalla vetta del sacro monte agitando la lancia acuta. Vibrò il grande Olimpo sotto i passi tremendi della glaucopide; tutt’intorno rintronò la terra, le onde del mare scure si gonfiarono; di colpo ristettero i fluttui salsi Lo splendente figlio d’Iperione fece lungamente sostare i cavalli, finché la vergine Pallade Atena si tolse finalmente dalle spalle l’armatura divina. Zeus, signore del senno, gioì.”
Circa nel 430 a.C uno degli scultori più celebri di tutto il mondo classico, Fidia, costruisce la statua crisoelefantina (fatta d’oro e d’avorio) raffigurante Atena: i dodici metri di altezza mostrano la Dea in perfetto aspetto da guerriera.

Atena è la divinità per eccellenza dell’Acropoli: basti pensare al Partenone, il tempio più celebre di tutti i templi della Grecia, che viene edificato per volere di Pericle tra il 447 ed il 432, proprio in suo onore.

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La Dea è riconoscente al suo popolo e favorisce tutto ciò che assicura la prosperità dei cittadini: l’agricoltura, il commercio, le arti.
Il vasaio la venera come sua benefattrice, perché è stata lei ad inventare la ruota di cui si serve per modellare i vasi; per i falegnami ha inventato la squadra e la riga, per i contadini, l’aratro, il rastrello ed il baroccio.
Una sua invenzione legata al mondo delle arti è quella del flauto; Atena vuole trovare uno strumento che imiti il sibilo del vento e così si arma dell’osso cavo di un cervo, lo fora con una serie di buchi ed inizia a soffiare nella canna otturando i buchi.

 

Fashion a corte

Atena è impeccabile in quanto a stile nelle sue varie raffigurazioni; viene rappresentata vestita con un bellissimo peplo ed è quasi sempre armata, nonché attorniata dai suoi simboli sacri: la civetta, l’elmo, la lancia, lo scudo e l’Egida, ossia un mantello indistruttibile realizzato con la pelle della capra Amaltea, che aveva protetto e nutrito Zeus, sottratto a Crono dalla madre Rea.
Il suo albero sacro è l’ulivo, da lei creato come dono agli ateniesi, per poter divenire la divinità protettrice dell’Attica durante la gara contro il dio del mare, Poseidone.
Notevole anche la rappresentazione della dea ad opera del genio indiscusso Sandro Botticelli nel dipinto Pallade e il Centauro.
Da notare i rami di ulivo che l’avvolgono, la modestissima lancia, un peplo ben rivisitato ed il calzino decisamente sui generis.

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La singolare nascita di Atena

La storia di come sia nata la dea Atena mi ha sempre affascinata e me la facevo raccontare più o meno tutte le sere prima di addormentarmi.
Ci sono diverse versioni, con sfumature lievemente diverse, ma il succo è più o meno lo stesso; una dea così non poteva che nascere in un modo mai visto prima.
Questa nascita miracolosa è narrata da Esiodo: subito dopo aver detronizzato Cronos, Zeus si unisce a Meti ( dea della giustizia/prudenza ), figlia di Oceano e Tethys.
Quando questa rimane incinta, Gea e Urano fanno sapere a Zeus che, dopo avergli dato una figlia, Meti avrebbe dato al mondo un figlio più forte del padre destinato a spodestarlo.
Zeus, allora, ingoia Meti, che diventa tutt’uno col dio, prendendo dimora nella sua testa.
Quando giunge il tempo del parto, Zeus inizia ad avvertire un terribile mal di testa: chiama dunque Efesto, il fabbro divino, chiedendogli di spaccargli la fronte con l’ascia di bronzo.
Da quella enorme ferita alla testa ecco che esce la giovane dea Atena, già armata di tutto punto; emette un grido di vittoria ed inizia una sorta di danza guerresca.
Ma non è finita qua, perché l’astuta dea decide di bypassare tutta l’età infantile/adolescenziale, nascendo già adulta e saggia ( facile così ).

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Simpatici epiteti 

La lista degli epiteti che accompagnano il nome della dea è infinita, ne riporto solo alcuni.
Il più importante è Pallade, Παλλάς Αθηνά ( ahimè non suona benissimo ) e significa giovane.
Atena Ergane, ovvero industriosa, perché è vista come la patrona di artisti e artigiani, ideatrice di diversi strumenti.
Atena Glaucopide, dagli occhi azzurri e scintillanti ( i miei invece sono marroni, mannaggia ).
Atena Parthenos, la vergine, il nome con cui viene adorata sull’Acropoli, con celebrazioni specifiche, le Panatenee, feste solenni che si svolgono alla fine di luglio nel giorno della nascita della dea.
Nonostante i diversi pretendenti, la dea Atena decide di non maritarsi mai e di preservare sempre la sua virtù.
Atena Promachos, prima in battaglia, per sottolineare le sue doti di condottiera di eserciti in battaglia.
Atena Polias, ovvero Atena della città, perché è protettrice di Atene ma anche di altre città tra le quali Argo, Sparta, Gortyna, Lindos e Larissa.
Atena Areia, per il suo ruolo di giudice al processo di Oreste per l’assassinio della madre Clitennestra, nonché per l’istituzione del tribunale per giudicare il comportamento degli uomini.
Atena Itonia, detta così da Itono, figlio di Anfizione. Le viene dedicato un tempio a Coronea, in Beozia.
Atena Atritonia, dal verbo greco Tryo, che significa logorare, distruggere, più l’alfa privativo e quindi vuol dire “l’instancabile”.

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Insomma la dea Atena, coraggiosa e saggia guerriera, amante della arti e della giustizia, che conta solo sulle proprie forze e sul proprio ingegno, è un bell’esempio di femminismo mitologico da cui poter prendere spunto anche in tempi moderni  (e non lo dico perché sono di parte).
Meglio averla come amica che come nemica, ma in fondo basta poco, occorre solo venerarla e non suscitare mai la sua ira!

Articolo uscito su Freeda media.

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