Il coraggio è un aspetto che sta a cuore praticamente a tutti.
Non ho mai sentito nessuno vantarsi di essere un eterno pauroso o dire che la paura è una condizione che fa star bene.
Anche il più fifone del pianeta mira a cambiare, ad eccezione probabilmente di un personaggio.
Ma è proprio grazie a quel personaggio che è nata la mia riflessione sul coraggio.
Recentemente mi sono immersa nuovamente nella lettura dei Promessi Sposi del Manzoni (la prima lettura, forzata, risale ai tempi del liceo) e mi sono resa conto che la figura di Don Abbondio merita un premio: quello di essere il re supremo dell’anti-coraggio. A lui sì che la paura calzava a pennello, come se fosse una veste cucita su misura ed il suo unico desiderio era rimanerci avvinghiato stretto stretto.
“Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.
“La fragilità e l’annessa inerzia e impossibilità di cambiare del povero Don Abbondio, che nel 25esimo capitolo balbettava “il coraggio, uno non se lo può dare”, mi fa pensare, attraverso una vera e propria legge del contrappasso, a quanto sia invece assolutamente prezioso e rilevante il valore del coraggio.

Come esseri umani tendiamo verso il coraggio e ciò che di positivo apporta alla nostra vita, ma non sempre riusciamo ad essere coraggiosi o quando lo siamo magari non ce ne accorgiamo nemmeno.
La cosa più affascinante del coraggio è che questo può essere declinato in diversi modi, assumendo variegate sfumature.
Insomma non esiste un solo tipo di coraggio.
Si può essere coraggiosi con la mente, con il cuore, con le parole o con i comportamenti.
La storia ci riporta miriadi di esempi di persone coraggiose in qualsiasi ambito e probabilmente per questo motivo, sin da piccoli, siamo portati a credere che sia meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora.
Ora non che le piccole pecore siano da deplorare, assolutamente, ma sono sicura che provare anche solo a compiere una piccola rivoluzione di coraggio dentro di noi, non possa che giovarci.
Spesso ci muriamo in convinzioni o paure veramente inutili, che ci danneggiano e basta; è come se ci costruissimo delle trappole mentali da cui è difficilissimo poi fuggire.
Io personalmente penso di essere d’indole come Don Abbondio, ma ho faticato molto per uscire da quel meccanismo che ci porta a rimanere come siamo. In tutti noi è insito anche il più piccolo stimolo al cambiamento.
Un nuovo concetto di coraggio, a cui mi sento molto vicina, è quello espresso dallo scrittore Domenico Barrilà nel libro per bambini Il coraggio di essere coraggiosi, con cui nel 2008 ha vinto il Premio per il Miglior libro per l’infanzia.
Me lo sono letta in un battibaleno dopo averlo visto tra le mani di un’amica che studia psicologia.
“Un coraggio tutto nuovo è il protagonista di questo primo volume: un coraggio sorprendente, ricco di speranze per il bambino, ma soprattutto dal significato inatteso. Non più, infatti, virtù eroica, proprietà esclusiva dei bambini più brillanti, sfrontati, “vincenti”, bensì capacità di tollerare l’insuccesso, di riprovarci comunque, di chiedere aiuto al prossimo, per superare i propri sensi di inadeguatezza, ma anche di offrire soccorso a chi ne ha bisogno. Un coraggio davvero a portata di mano, appoggiato sullo scaffale più basso della dispensa, dove il bambino può arrivare facilmente.”
Barrilà parla dei bambini, ma è chiaro come tutto ciò assuma significato anche per gli adulti.
Il coraggio, ad oggi, è ancora più potente ed efficace quando si traduce in capacità di tollerare insuccesso e rifiuti.
Per superare i sentimenti di inadeguatezza che prima o poi arrivano per tutti, occorre fare un bel balzo fuori da ogni comfort zone in vista di un auto-miglioramento e del conseguente aumento di qualità della nostra vita.
Il vero coraggio sta anche nel mutare quegli aspetti del nostro carattere che non ci fanno vivere serenamente e questo richiede senza dubbio uno sforzo enorme.
Non sempre ci riuscirà al primo colpo, ma coraggio è anche sinonimo di tenacia e perseveranza.
Meglio ancora se accompagnato da una spolverata di gentilezza, magico binomio che era stato insegnato a Cenerentola dalla madre, prima di morire, nel rifacimento del film Disney.
In più, dato che ci ritroviamo a vivere in una società in cui siamo violentemente esposti a pressioni che ci arrivano da ogni dove (a livello lavorativo, personale, sentimentale) e siamo legati ad un ideale di vita che ci vuole perfetti ed impeccabili, occorre essere coraggiosi nel cambiare rotta di pensiero e perdonarci di fronte a possibili errori o piccoli grandi insuccessi.
Ed è proprio vero che il coraggio ai nostri giorni non è più quella virtù eroica e rarefatta tipica degli eroi di un tempo.
Gli eroi dell’epoca moderna siamo noi, con le nostre mille e una debolezze, con le nostre crisi d’identità ed il cuore che spesso batte un po’ più forte per una qualsiasi paura.
Ma in fondo è proprio quando le paure più radicate ci assalgono e ci rendono prigionieri di noi stessi, che ci vuole coraggio per essere coraggiosi.
Articolo uscito su Freeda media.

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