“Carpe diem
, cogliete l’attimo ragazzi…Rendete straordinaria la vostra vita!”
Chi non ricorda queste bellissime parole, o il personaggio che le ha pronunciate?
Sono passati ben 30 anni, era il 1989 e nelle sale cinematografiche usciva il film Dead Poets Society, tradotto in italiano con L’attimo fuggente, diretto da Peter Weir.
Il protagonista è uno degli attori più bravi, versatili e compianti della storia del cinema: Robin Williams.
Il film è stato un successo strabiliante in tutto il mondo, ha vinto l’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale a Tom Schulman nel 1990 e ha ricevuto altre 4 Nomination agli Oscar oltre ad altri innumerevoli premi e riconoscimenti.
L’attimo fuggente ci porta indietro nel tempo, precisamente all’anno 1959 e si svolge in una scuola americana.
John Keating, insegnante di letteratura, viene trasferito nel collegio maschile Welton, in cui adotta un approccio didattico originale che spinge gli alunni a trovare il proprio cammino e a ragionare in modo autonomo.
Il suo stravagante modo di insegnare farà entusiasmare gli studenti inizialmente molto diffidenti.
Riuscirà a smuovere le membra ed i sentimenti dei giovani ragazzi che grazie a lui riportano in vita un gruppo segreto di poesia, la setta dei poeti estinti (la stessa di cui faceva parte anche Mr.Keating a suo tempo).
Ovviamente non può filare tutto liscio ed il colpo di scena destinato a cambiare la vita del professore ma anche quella degli studenti è dietro l’angolo…
Ma non voglio dire altro riguardo alla trama, in caso ci fosse qualcuno che ancora non ha visto il film ( per quanto strano possa suonare ).
Per tutti gli altri: credo che una cosa ci accomuni.
Chi non avrebbe voluto un professore come Mr. Keating?
Un insegnante, non solo di letteratura, ma di vita applicata, se così potremmo definirla.
Un uomo in grado di insegnare ai propri allievi la magia della poesia, dei testi di scrittori vissuti centinaia o migliaia di anni fa e di trasmettere loro quella forza dirompente e rivoluzionaria che ha da sempre un’opera letteraria.
Per lui la poesia altro non è che vita stessa mista a passione, ed il vero scopo della nostra esistenza è seguire quelle piccole grandi vibrazioni che sentiamo dentro, ad ogni costo, anche se questo significa andare contro la società o la propria famiglia.
Sganciarsi dal conformismo e dalla bieca omologazione è la filosofia da seguire, secondo il nostro beniamino, attraverso quel giusto cambiamento che solo il presente può darci (Carpe diem, appunto).
Sembra quasi che osare sia il verbo che il professore vuole seminare nell’animo dei suoi studenti.
Attraverso il susseguirsi di incredibili scene, spunta fuori il grande insegnamento di Robin Williams: l’autenticità dei nostri gesti, l’obbedienza a quel che sentiamo di essere, e soprattutto la libertà di diventare chi vogliamo diventare.
E questo è un vero e proprio messaggio di coraggio, che ci invita ad aprire la mente, a guardare le cose sotto prospettive diverse, a non lasciarci influenzare da pregiudizi ed etichette, a guardare il mondo con i nostri occhi e non attraverso quelli degli altri. Quali sono i modi con cui formare la nostra identità?
Attraverso l’informazione, il ragionamento, la costruzione di una propria opinione ed il saperla mettere in discussione se opportuno.
Uno dei diversi momenti epici del film è quando sale sulla cattedra davanti agli occhi increduli degli allievi.

“-Perché sono salito quassù? Chi indovina?
-Per sentirsi alto.
-No, sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.“
Un altro passaggio chiave è il legame tra poesia, razza umana e passione.
“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.“
La pellicola è intrisa delle stesse caratteristiche del suo protagonista: passione, carisma, intelletto.
Ma la cosa più bella del film, per me, è che il professor Keating mi ricorda tanto mia madre e quell’amore assoluto, puro e forte che ha sempre avuto verso i suoi studenti. Una volta le ho dedicato una frase ( non mia ) che penso rispecchi al meglio ciò che lei ha suscitato nel corso degli anni nell’animo dei ragazzi.
“Gli insegnanti piantano semi che crescono per sempre.“
E questa è stata anche la missione di Robin/Keating, che vediamo perfettamente realizzata nella scena finale del film.
Questa scena, memorabile e per sempre impressa nel cuore di chi ha visto il film, è un invito alla vita.
È un invito ad assaporarla e non a sentirla, a viverla e non a subirla, ad osare e non a nascondersi.
Grazie, Capitano, per aver insegnato agli studenti di tutto il mondo a prendere ogni giornata come uno spunto vitale per dare forma alle nostre passioni.
Articolo uscito su Freeda Media.

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