Life, oh life

Il non detto in amore

“Aver paura d’innamorarsi troppo
non disarmarsi per non sciupare tutto
non dire niente per non tradir la mente
è un leggero dolore che però io non so più sopportare.
Non farsi vivo e non telefonare
parlar di tutto per non parlar d’amore
cercar di farsi un po’ desiderare è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori
Aver paura di confessare tutto
per il pudore d’innamorarsi troppo
finger che anch’io le altre donne vedo
è un leggero dolor temere di mostrarsi interamente nudo
e soffocare la sana gelosia
e controllarsi non dirti che sei mia
voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori.”

In amore credo che tutto parta da qui.
Dalla differenza abissale tra il detto e il non detto.
Tra voler restare e invece andare via.
Come dice Battisti.E chiaramente il motivo principe, il carnefice che sta dietro a questa divisione massima, è la paura.
La cara paura, che assunta in piccole dosi ci permette anche di tutelarci e salvaguardarci, mentre il suo abuso può essere assolutamente deleterio.
Ho visto persone amarsi con gli occhi, ogni qualvolta si incontrano, ma senza coronare mai ciò che il cuore suggerisce loro per paura di ferirsi reciprocamente.
Ho visto persone rinunciare ad altre per eccessivo altruismo e alla fine dei conti nessuno di loro era felice.
Tacere per non soffrire, ci evita davvero di soffrire?
O il non detto si sedimenta dentro di noi e ci fa vivere una vita diversa da quella che avremmo sperato e immaginato ogni giorno?
La differenza che ci può essere tra una realtà taciuta ed il suo opposto ventaglio di possibilità, mi spaventa.
Perché spesso optiamo per la prima, da insicuri cronici quali tenderemo sempre ad essere (chi più, chi meno).
Se stiamo vivendo una vita mentre ne immaginiamo un’altra che potremmo avere, non sarebbe meglio uscire allo scoperto e dire qualcosa che, tanto, proviamo?

Destino e non Destino

E sempre in merito a questo circolo amoroso e vizioso, c’è chi crede al destino e chi no.
Io mi schiero esattamente al centro.
Mi piace pensare che alcune cose nella nostra vita dipendano da una fantastica forma di fato, come ad esempio quando una persona ci viene presentata per caso da amici, in un giorno in cui non speravamo di poter rimanere ancora sorpresi in quel modo.
Quello credo sia qualcosa che non dipende da noi: l’incontro con alcune persone ci viene semplicemente regalato. Trovarsi in un luogo, a quella determinata ora, in quella circostanza, non lo decidiamo noi. Ma poi nella vita di queste persone ci rimaniamo per scelta.
Oppure, appunto, sempre per scelta ce ne andiamo anche quando la cosa che vorremmo di più al mondo sarebbe restare. In quest’ultima scelta il mantello di tristezza è molto ampio e copre le possibilità più belle. Non aver coraggio in amore è rassicurante ma assolutamente nocivo. Ci porta solo a rinchiuderci in noi stessi e ad inaridirci.
Insomma ci porta via troppo. Porta via un po’ di noi stessi oltre che la persona con cui vorremmo passare il nostro tempo.
A confessare ciò che abbiamo dentro sicuramente si rischia qualcosa.
Se mostriamo le carte in tavola e ci mettiamo a nudo, questo sicuramente potrebbe renderci più vulnerabili, ma se ne valesse la pena? Vulnerabili ma coraggiosi mi sembra una bella accoppiata.

Rimorsi Vs Rimpianti

Che un rimpianto sia peggio di un rimorso non è un luogo comune ma una verità chiara e amara.
Soprattutto nelle questioni amorose il rimpianto nasce da ciò che è andato perduto; rappresenta ciò che potenzialmente poteva svilupparsi, ma che abbiamo troncato ancor prima del nascere.
Si può riferire alle occasioni mancate ma soprattutto alle persone e ad i relativi legami che abbiamo minuziosamente evitato.
Ciò che NON abbiamo fatto/detto si ritorce inevitabilmente contro di noi anche solo nei pensieri e nella nostra testa.

Questione di tattiche

Poi ci sono le tattiche iniziali che spesso molte persone fanno quando cominciano una frequentazione o una relazione.
Si cerca di contenere tutto, di nascondere le belle sensazioni, attraverso la dimostrazione dell’esatto contrario di ciò che proviamo.
Proviamo amore?
Dimostriamo indifferenza totale.
Ci verrebbe spontaneo fare un gesto anche tra i più banali, come portare a qualcuno un bel barattolino di marmellata appena fatta o una poesia appena scritta, ma decidiamo di fare indigestione con la nostra stessa marmellata e stracciare i nostri stessi versi?
È normale, ci siamo passati quasi tutti.
Ma finché questo rimane limitato agli albori di un sentimento, ci può stare ( senza eccedere ).
Arriverà però poi un punto di non ritorno, in cui è necessario scegliere se vogliamo andare avanti a suon di rappresentazioni teatrali o essere noi stessi e sperare in qualcosa di bello e autentico. Le tattiche in amore avranno sempre vita assai breve.

Atto e Potenza

Il non detto in amore mi riporta al concetto di atto e potenza di Aristotele.
Il filosofo diceva che ogni oggetto del mondo è sempre fatto di qualcosa di determinato ma che ha in sé la possibilità di diventare altre cose.
Se però non intervengono i fattori necessari alla realizzazione del processo, esso non avviene.
E io penso che scegliamo noi se far intervenire questi fattori e farli scendere in campo a nostro favore o farli stare in panchina a guardare la partita.
In amore non vince chi fugge o chi perde, nemmeno chi partecipa.
Vince chi si è innanzitutto schierato e ha permesso ad una possibilità di diventare forma.

Elio e Oliver

Cosa sarebbe successo se Oliver avesse scelto di tornare con Elio invece di decidere di sposarsi con qualcun’altro nel finale di Chiamami col tuo nome?
Ci penso spesso. Perché il sentimento che c’era tra quei due era evidente anche alla persona più anaffettiva del mondo.

“And I would say I love you
But saying it out loud is hard
So I won’t say it at all
And I won’t stay very long
But you are life I needed all along

E ti direi ti amo,
ma dirlo ad alta voce è difficile,
così non lo dirò affatto
e non resterò per molto.
Ma tu sei la vita di cui ho avuto bisogno tutto questo tempo.

In questa canzone, che per l’appunto è parte della sublime colonna sonora del film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, è espresso al meglio questo paradosso perfettamente congegnato.
Amare ma non dirlo, voler restare ma scappare.
Vedere la vita di cui si ha bisogno in quella persona ma scegliere comunque la fuga.
Ecco la rappresentazione di ciò che mi fa più paura.
Infatti se il non detto da un lato ci anestetizza dall’amore facendoci credere di aver scampato ogni potenziale sofferenza, dall’altro ci condanna ad uno stato di apatia e aridità che non può giovare al nostro animo e più semplicemente alla nostra felicità.
E poi, dove andranno a finire le parole che non diciamo? Forse nei sogni, o in poesie buttate via. Ma siamo davvero sicuri di voler vivere l’unica vita a nostra disposizione al riparo dall’amore e dalla vita stessa?

Articolo uscito su Freeda Media.

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