“Assistenti di volo pronti al decollo.” Ecco l’inizio della vera tragedia.
Scommetto che molte persone assoceranno queste parole a panico, paura, terrore.
Io per prima ho un piccolo problemino con gli aerei.
Problemino che è più corretto chiamare con il suo vero nome: fobia.
O meglio ancora aerofobia: un vero e proprio disagio che in Italia colpisce circa 6 persone su 10 ed è molto più diffuso di quanto si creda.
Insomma cari amici aerofobici, non siamo pochi e non siamo soli.
Questa simpaticissima paura non è legata solo al fatto di trovarsi sospesi in aria ( ovviamente innaturale per l’uomo ) ma ha a che fare con il salire in aereo e restarci per un bel po’ di tempo.
Una sedia nel cielo per alcuni può sembrare perfino una scena romantica e onirica, ma per noi cagasotto è l’apoteosi della TORTURA.
Nonostante i dati assolutamente confortanti riguardo alle percentuali dei disastri aerei, al povero viaggiatore fobico poco importa se è più probabile morire in un incidente in macchina o in treno o in nave o a causa della famosa tegola che cade in testa mentre si cammina.
Non ci interessa sapere che più di 3 milioni di passeggeri volano ogni giorno in tutto il mondo e che la probabilità di essere coinvolti in un incidente aereo è di 1 su 45 milioni di voli.
Purtroppo questa paura ci condiziona enormemente la vita, ci paralizza e non ci permette di pensare lucidamente: addio razionalità dalla fase di decollo fino a quella di atterraggio.
Il problema è che ovviamente tutto ciò può essere talmente potente che qualcuno rinuncia proprio a volare.
E questo non sarebbe grave se esistessero mezzi in grado di colmare al 100% le distanze che può coprire un aereo; ma la cattiva notizia è che non ci sono e quindi è il caso di farci coraggio, sforzarci, prendere in mano il nostro destino e cercare di sopravvivere ( più o meno ) decentemente ai viaggi aerei.
Personalmente, la cosa che mi dispiace è che da piccola viaggiavo tranquilla, ingenuamente ignara di tutto e pagherei per poter tornare a quei tempi beati.
Poi dopo l’attentato terroristico dell’11 Settembre del 2001 ho iniziato a pensare che l’aereo non fosse poi il mezzo più sicuro del pianeta.
Anche se ovviamente questo fatto non c’entra con la sicurezza e la conformazione tecnica degli aerei.
Nella mia testa gli aerei funzionano più o meno così:

Dopo il 2001 sono stata 3 anni senza salire più a bordo di un aereo, facendomi 9 ore di treno per arrivare a Parigi o 3 giorni di viaggio tra macchina e traghetti per andare in Grecia.
Ho pensato di andare in America con la nave (SoS), immaginate quindi la gravità della mia situazione. Fino a quando un bel giorno ho deciso di rimettermi in pista (aerea), sfidando la suerte e riprendendo l’aereo.
Da allora non ho più smesso, ma viaggio con enorme difficoltà e ogni volta è un incubo ad occhi aperti.
Ma quanto meno non mi faccio più condizionare totalmente la vita e ho la possibilità di vedere posti nuovi e andare a trovare amici sparsi nel mondo.
Mi conforta sapere che c’è una quantità industriale di persone con il mio stesso problema e che qualcuno si riconoscerà nell’identikit che ho cercato di tracciare del cagasotto perfetto sopra citato.

Rimedi su rimedi
Da quando lo sfortunato pauroso ha avuto piena coscienza del suo disagio, le ha provate tutte per riuscire a superare il blocco.
In vista del volo prenotato (con fatica) si precipita, circa un mese prima dalla data di partenza, dal medico di base invocando il suo aiuto.
Il dottore prescrive un tranquillante considerato efficace e potente all’unanimità, garantendo serenità a bordo. Risultato?
Il medico vede arrivare il pauroso a distanza di poco tempo, arrabbiato a causa dell’assoluto insuccesso della pasticca e richiedendo qualcosa di più forte per il prossimo volo.
Il dottore opterà quindi per un sonnifero, che si può avere solo tramite ricetta e questa volta garantisce 8 ore di sonno su un volo di 12 ore. I minuti effettivi in cui il cagasotto chiude i suoi occhi agitati sono ben 45; un bel record insomma!
Così il pauroso decide di lasciar stare le cure mediche e sceglie di auto curarsi con rimedi naturali.
Passa dallo shottino di tequila al bar dell’aeroporto al bicchiere di vino durante il volo in perfetto stile Mr. Bean. Ma anche in questo caso, no results.
Decide quindi di smetterla con l’assunzione di sostanze e opta per musica rilassante (che lo infastidisce) film di ogni tipo (di cui guarda le immagini ma non sente le parole) e libri (rilegge la stessa riga per tutte e 4 le ore di volo senza capire di cosa parli il libro).
Poi arriva il momento della grande svolta: fare il corso a terra organizzato da una compagnia aerea per lui e per i suoi simili.
E ancora, la paura permane libera e potentissima nel nostro eroe, così come l’incapacità di comprendere come piloti, hostess e steward decidano di rischiare la vita tutti i giorni su quello che nella sua testa è considerato un marchingegno mortale.
Stati d’animo
Sugli stati d’animo del pauroso si potrebbe scrivere un libro, più che un paragrafo.
Il poverino ne ha provati a bizzeffe; uno dei più frequenti è il passaggio da caldo a freddo, da sudorazione estrema a brividoni di gelo.
Poi c’è il fattore tachicardia: nemmeno quando è stato innamorato ha provato quei battiti cardiaci accelerati e forti.
E che dire dello stomaco? Le famigerate farfalle sono diventate piccioni e le loro ali si dimenano in un turbinio esagerato nella pancia del cagasotto.
Poi c’è la salivazione alterata, la sensazione di avere la gola secca e la costante amica nausea che sembra non svanire mai.
Il colore del viso è cangiante: passa dal verde bottiglia al rosa porcellino al rosso peperone per sfociare in agave. Insomma un vero e proprio elisir di salute.
Luci, rumori, segnali
Ad ogni accensione di luci, lucine, segnaletica ecc… il pauroso sa che è la fine.
Sa che a momenti arriverà il temuto segnale di morte certa.
Ogni volta che sopraggiunge un rumore diverso da quello corrente, si domanda se sia normale o se sia il chiaro sintomo di un intoppo mortale.
Quando accade tutto ciò l’unica magra consolazione è cercare lo sguardo tranquillo di hostess e steward e constatare che gli impavidi stanno continuando a svolgere il proprio lavoro come se niente fosse, come se l’aereo non stesse per crollare.
Vicino di seduta=Vicino di cuore
Il vicino di seduta è una creatura molto importante.
Andrebbe scelta con cura.
Amici, familiari, fidanzati si sono ormai rassegnati a passare il loro tempo dietro al pazzo, invece che dormendo o leggendo in pace.
A loro è severamente proibito addormentarsi e non dare conforto ogni nanosecondo del volo al cagasotto.
Ma cosa succede quando quest’ultimo viaggia da solo?
Ebbene, la situazione è già di per sé assai critica, quindi il malcapitato che si siederà accanto al pauroso dovrà avere una pazienza infinita.
Dovrà fingere di non rimanere scioccato quando quello gli prenderà la mano al decollo e gliela lascerà iper sudata dieci minuti dopo l’atterraggio.
Dovrà parlare di massimi sistemi e argomentazioni filosofiche qualora richiesto.
Ed infine se il pauroso è accanto ad un altro pauroso vi lascio solo immaginare cosa potrebbe succedere a causa di questo connubio deleterio.
In conclusione, che dire amici, se non che noi amanti dei mezzi di terra e acqua, in fin dei conti siamo dei coraggiosi combattenti che non si arrendono e che ce la mettono tutta pur di sopravvivere a quelle strane dinamiche che accadono in aria.
Articolo uscito su Freeda Media.

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